Storia del Club Alpino Italiano
E’ stato fondato nel 1863 a Torino, nel Castello del Valentino, ed è quindi una delle prime organizzazioni associazionistiche dell’Italia unitaria, insieme al Touring Club Italiano.
Fra i soci fondatori spicca la figura di Quintino Sella, che lanciò l’idea di costituire una associazione alpinistica in seguito alla sua ascesa al Monviso, compiuta nell’agosto dello stesso anno insieme al calabrese Giovanni Barracco ed a Paolo e Giacinto Ballada di Saint Robert. Il Monviso, il Cervino e tante altre vette delle nostre Alpi erano state infatti già “conquistate”, come si diceva allora, da alpinisti inglesi, ed era arrivato il momento per gli italiani di riappropriarsi delle proprie montagne. Nella celebre lettera a Bartolomeo Gastaldi il Sella scrive: “Una comitiva italiana è finalmente salita sul Monviso!”. Questo messaggio rappresentava più di un semplice resoconto: incarnava il desiderio di celebrare l’Unità d’Italia, raggiunta solo pochi anni prima, attraverso il raggiungimento della vetta di una montagna simbolo, “padre del più importante fiume italiano”, il Po.
Per Sella, salire il Monviso significava rendere tangibile l’orgoglio nazionale, unire idealmente il popolo italiano sotto un segno di forza e identità.
Da allora il Club Alpino Italiano ne ha fatta di strada: al 31 dicembre 2024 conta 356.120 soci e socie che partecipano alle attività di 521 sezioni e 308 sottosezioni appartenenti a 19 gruppi regionali, di cui 2 raggruppamenti provinciali (Trentino e Alto Adige).
Lo scopo del Club Alpino Italiano è quello di diffondere la cultura della montagna in tutti i suoi aspetti: dall’escursionismo all’attività alpinistica e all’arrampicata, dal ciclo-escursionismo all’attività sulla neve, dalla tutela dell’ambiente montano allo studio dei segni dell’uomo nelle Terre Alte, dalla diffusione nelle scuole dei temi legati all’ambiente ambientale alla diffusione della cultura della prevenzione e della sicurezza.
in applicazione della Legge 24 dicembre 1985, n. 776, l’Associazione provvede, a favore sia dei propri soci sia di altri e nell’ambito delle facoltà previste dallo statuto:
- alla diffusione della frequentazione della montagna e all’organizzazione di iniziative alpinistiche, escursionistiche e speleologiche, capillarmente diffuse sul territorio nazionale;
- all’organizzazione ed alla gestione di corsi d’addestramento per le attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche, speleologiche, naturalistiche volti a promuovere una sicura frequentazione della montagna;
- alla formazione di 21 diverse figure di titolati (istruttori, accompagnatori ed operatori), necessarie allo svolgimento delle attività citate;
- al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche;
- alla realizzazione, alla manutenzione ed alla gestione dei rifugi alpini e dei bivacchi d’alta quota di proprietà del Club alpino italiano e delle singole sezioni, fissandone i criteri ed i mezzi;
- all’organizzazione, tramite il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), struttura operativa del Cai, di idonee iniziative tecniche per la vigilanza e la prevenzione degli infortuni nell’esercizio delle attività alpinistiche, escursionistiche e speleologiche, per il soccorso degli infortunati o dei pericolanti e per il recupero dei caduti;
- alla promozione di attività scientifiche e didattiche per la conoscenza di ogni aspetto dell’ambiente montano nonché di ogni iniziativa idonea alla protezione ed alla valorizzazione dell’ambiente montano nazionale, anche attraverso l’operato di organi tecnici nazionali e territoriali;
- alla promozione di iniziative di formazione di tipo etico-culturale, di studi dedicati alla diffusione della conoscenza dell’ambiente montano e delle sue genti nei suoi molteplici aspetti, della fotografia e della cinematografia di montagna, della conservazione della cultura alpina.
Negli ultimi decenni, con l’evoluzione della società dei consumi anche nell’ambito del turismo alpino, agli scopi statutari originari altri si aggiungono con l’obiettivo di accrescere nella comunità nazionale la consapevolezza del patrimonio naturale e culturale rappresentato dal territorio montano e dell’importanza economica per le popolazioni residenti derivante dall’integrità ambientale a fronte di un turismo aggressivo e spesso devastante.
